Visualizzazione post con etichetta MINDFULNESS PSICOSOMATICA. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta MINDFULNESS PSICOSOMATICA. Mostra tutti i post

venerdì 20 aprile 2018

PERCHE' NON PRATICARE LA MINDFULNESS GRATUITAMENTE A CASA PROPRIA CON UN CORSO ONLINE?



Vorrei segnalare questo percorso formativo online totalmente gratuito per sperimentare il protocollo di mindfulness più famoso, l'MBSR di Jon Kabat-Zinn,un protocollo di 8 incontri.
https://palousemindfulness.com/


Il corso è in inglese.

Per chi volesse provare un percorso gratuito e in italiano con un altro protocollo mindfulness segnalo  il protocollo GAIA di benessere psicosomatico elaborato nell'ambito del progetto Benessere Globale, elaborato a Lucca dal Villaggio Globale.


E' possibile usufruire di 12 lezioni online gratuite sulla loro piattaforma al link:

http://www.benessereglobale.org/benessere_globale.php?id=sessionimindfulness

venerdì 13 aprile 2018

SE SEI SULLA FREQUENZA DELLO SCIPPO ATTIRI SCIPPATORI

Imparare a vivere la vita in termini di energia e non di materia


Questa la lezione che Gianni Vota in questo video ci suggerisce dopo averci spiegato in maniera efficace e chiaro il meccanismo con cui funziona la sincronicità collegata alla fisica quantistica.



Se hai paura attiri proprio ciò di cui hai paura!

Riflettiamoci e proviamo a fare un po' di esperimenti, magari servendoci della mindfulness per predisporci interiormente alla realtà.
Occorre indirizzare il nostro essere, le nostre emozioni, la nostra attenzione verso ciò che vogliamo essere e ricevere dalla vita.

Solo questa pulizia interiore e questa forte allineamento tra

 INTENZIONE e ATTENZIONE 

potrà cambiare radicalmente la qualità dell'energia che sapremo direzionare all'esterno e cambiare il nostro ambiente.

Provare per credere diceva una vecchia pubblicità! perché no??!!!

domenica 8 aprile 2018

PERCHE' E' DIFFICILE INIZIARE A MEDITARE?


Oggi vorrei condividere un pezzo della mia esperienza nell'approcciarmi alla meditazione.
Premetto che ci sono arrivata tardi, dopo i 40 e con la mente analitica e razionale di una ragioniera.
Il primo approccio me lo offre il mio maestro yoga poi un master in psicosomatica in cui imparo un protocollo di mindfulness chiamato GAIA.

I primi approcci


Sono positivi. Ogni volta che qualcuno mi guida nella meditazione percepisco un beneficio.
Mi sento la testa leggera, i pensieri svaniscono e lasciano posto alla pace.
Il corpo svela e scioglie le sue tensioni e io mi sento finalmente "centrata", sensazione che scopro del tutto nuova e che piano piano comincio a familiarizzare.
Come dico a tutti a un certo punto "ho trovato il mio centro" che vuol dire per me:

  •  una sensazione corporea di stare finalmente dritta con la schiena, con un filo immaginario che attraversa la schiena e mi unisce al cielo e alla terra
  • un senso di concentrazione su di un punto dentro me che esercita come un senso di gravità su tutto il resto e mi fa sentire integrata (corpo, mente, cuore e spirito), compatta (solida) e al contempo unita al resto, al mondo, non divisa.


Da qui l'idea che la meditazione fa per me perché mi da' accesso ad una dimensione inesplorata di me e di relazione tra me e il non me. Sono entusiasta e commossa.

Dare continuità, che fatica


Voi direte hai continuato? La risposta è no. Fuori dalle esperienze di meditazione collettiva fatte non riuscivo a darmi una routine e ritrovare quello spazio meraviglioso da sola.
Nel contempo però andavo facendo proseliti a destra e a manca e suggerendo corsi, app e  spingendo altri a fare la stessa esperienza.
Ma anche loro avevano la stessa difficoltà, meditare da soli.

La mia curiosità mi viene in aiuto

Dopo aver installato due app per meditare (insight timer e stop, breath and think) mi vedevo i giorni passare con la app che diceva (perché ha memoria) da quanti giorni consecutivi meditavo o non meditavo e invariabilmente perdevo la mia routine.
Poi un giorno aspettando un treno in ritardo di 90 minuti ho deciso di provare con la app nuove meditazioni per trasformare quello che era un disagio in un'opportunità.
E qui è avvenuta un'altra cosa nuova. Ho provato diverse forme di meditazione, la prima, la seconda e la terza e più andavo avanti e più mi appassionavo. Sì perché io avevo conosciuto la mindfulness attraverso un protocollo e una serie di tecniche e non immaginavo nemmeno quante potessero essere le vie per arrivare alla meditazione. Mi è venuta voglia di provarle tutte. Così ho meditato con un mantra indiano (cosa già fatta ma in questo caso l'ho fatto per un tempo molto più lungo), con una preghiera (in ebraico), con lo Yoga Nidra. Insomma la mia curiosità era alle stelle. Era meraviglioso in particolare rispondere alla domanda: come reagirà il mio corpo? cosa sentirò a livello di sensazioni emozioni e come si muoveranno i miei pensieri? Ciò che mi intrigava insomma non era solo la curiosità intellettuale ma soprattutto la esperienza che il nuovo generava in me. Ed era spettacolare perché mi arricchivo ad ogni istante di qualcosa di non provato prima.

Capisco il mio condizionamento e lo cambio

Ciò nonostante faticavo a tenere la costanza. Finché un giorno ho capito l'errore.
Stavo vivendo la meditazione come un obiettivo, il che la faceva assomigliare ad una performance.
Questo c'era di sbagliato. Avevo nella mia testa di diventare "esperta". Ho capito che era sbagliato. Che per avere i benefici della meditazione non è la via giusta, almeno per me.
Così ho cominciato a meditare con più gioia, dandomi il permesso di non preoccuparmi dei miei progressi, di stare nell'esperienza per quel che era.
E' cambiato qualcosa da quel momento, lo sento.
La vivo di più come un bambino, col cuore libero, e me la godo tanto di più.

What's next? Cosa viene ora?

Molti mi chiedono "come fare" per iniziare a meditare. Nel cercare la loro risposta io cerco ogni giorno la mia.
E vi dico che non ce n'è una sola. Trovate la vostra via per arrivare a praticare ma state attenti alla nostra mentalità di occidentali che ci porta a vivere tutto in un'ottica di performance, magari in maniera latente e nascosta. Questo forse l'unica attenzione che ho oggi da regalare. Il resto è esperienza ed è ancora in corso quindi vi terrò aggiornati!

Se qualcuno ha voglia di condividere la propria esperienza nei commenti potrà essere di grande aiuto a tutti.

Risorse internet per iniziare a meditare:
- Le app (insight timer o altre ce ne sono anche in italiano)
- Lezioni gratuite in internet su tutti consiglio il corso GAIA del Villaggio Globale di Bagni di Lucca
12 lezioni on line del progetto GAIA al seguente Link
http://www.benessereglobale.org/benessere_globale.php?id=sessionimindfulness


domenica 13 agosto 2017

L'EMPATIA COSA E', COSA NON E', COME GESTIRLA O SVILUPPARLA


Si parla molto dell'empatia, "bisogna essere empatici" dice il dogma della comunicazione, ma cosa significa davvero "essere in empatia"?

COSA SIGNIFICA EMPATIA

Significa entrare nello stato emotivo dell'altro, SENTIRE CIO' CHE LUI SENTE.
Significa quindi sentire paura se l'altro ha paura, gioia se è felice, tristezza se è triste, rabbia se è arrabbiato.
E' una sorta di CONTAGIO EMOTIVO, in cui l'emozione di una persona viene trasmessa all'altra persona.

COSA NON SIGNIFICA L'EMPATIA

Come sottolinea Stephen Covey non significa essere d'accordo né con le idee, né con lo stato emotivo dell'altro. L'empatia è una consapevolezza emotiva dell'altro, ma il fatto che condividiamo uno stato non implica condividere perché quello stato esista. Se una persona è arrabbiata possiamo per esempio non essere d'accordo sul perché si sia arrabbiata ma semplicemente sentiremo la sua rabbia, senza avallarla.
Nell'empatia NON c'è giudizio, non mi interrogo se sia giusto che l'altra persona provi o non provi quella emozione, solo la sento dentro di me e la prendo come una informazione di dove l'altro è in questo momento della comunicazione
L'empatia NON è voler bene a tutti. Molti contestano questa visione buonista ma è totalmente inadeguata, comprendere (cum-prendere, prendere con sé) non significa farsi andar bene lo stato emotivo dell'altro.

TUTTI SONO EMPATICI?

Sì ma in misura diversa. Ci sono persone molto empatiche, quelle che normalmente vengono definite come SENSIBILI che sentono parecchio gli stati altrui, a volte sin troppo. Ci sono altre persone che invece fanno davvero fatica a sentire le emozioni altrui, ne sono un esempio estremo le persone affette da autismo che non riescono a prevedere o immaginare lo stato interiore dell'altro e quindi si chiudono. La psicologia evolutiva ci spiega che il bambino forma con il tempo la capacità di distinguere e comprendere gli stati emotivi altrui. La Teoria della Mente sta a indicare la capacità di immaginare e prevedere lo stato dell'altro. Questo sviluppo in alcuni soggetti può essere molto carente, sia perchè legato allo sviluppo di un tratto autistico, anche leggero, sia perché legato a dissociazioni dovute a traumi o eventi di crescita non positivi.
Mettiamo ad esempio un bambino soggetto a maltrattamento o incuria, è un bambino che non viene riconosciuto, visto, nei propri stati emotivi. Questo bambino vivrà un mancato rispecchiamento delle sue emozioni, giacché se è triste o arrabbiato nessuno se ne curerà oppure darà risposte talmente inadeguate da generare nel piccolo un senso di profonda confusione e frustrazione.
Ben capite perché molti adulti non siano in grado di relazionarsi emozionalmente, perché è mancata una prima relazione"sufficientemente buona" da generare questa capacità e a volte la fiducia nell'abbandonarsi a sentire ciò che l'altro sente. Pensiamo ad un bambino con un genitore iroso o violento, o depresso e triste, impara a proteggersi NON SENTENDO più niente, a dissociare le proprie sensazioni corporee o inibirle, di fatto CONGELANDOSI.


COME GESTIRE L'EMPATIA

A chi spesso viene da me lamentandosi di essere "troppo empatico" suggerisco che questo sia un gran bel dono ma che come tutti i doni abbia un lato ombra che va gestito, legato al "troppo".
Faccio spesso la metafora di una Ferrari che come dono è niente male ma che bisogna imparare a guidare per godere. Lo stesso per l'empatia.
Un mio professore, Paolo Cattorini in una lezione di tanto tempo fa disse:
"L'empatia è la capacità di entrare negli stati emotivi degli altri ma imparate ad uscirne!"
E questo è il problema delle persone molto empatiche, rimanere prigioniere degli stati emotivi degli altri, esserne catturati. Eppure è necessario riuscire a rimanere centrati su di sé rimanendo in grado di distinguere CIO' CHE IO PROVO da CIO' CHE L'ALTRO PROVA.
Questo per rimanere potenti nella relazione e riuscire a influenzarla rispetto ad un obiettivo strategico, senza LASCIARSI TRASPORTARE da ciò che l'altro ci proietta a livello di sentire.

Questo presuppone un lavoro personale sulla comprensione dei propri stati emotivi che rinforzi il contatto con il corpo, mediatore primario delle emozioni, affinché sia sempre possibile distinguere CIO' CHE E' MIO da CIO' CHE E' SUO, nella relazione.

Stesso ragionamento vale per le persone POCO EMPATICHE che risultano essere sconnesse dall'altro perché prima di tutto sconnesse con sé stesse, con le proprie sensazioni ed emozioni.
In un mondo che tende a parcellizzare l'uomo e farlo vivere nel predominio della mente alcuni perdono la naturale capacità di stare in contatto con sé stessi ed è quindi da lì che occorre ricominciare se si vuole migliorare l'empatia.

Nelle persone che hanno avuto un infanzia con forti carenze di rispecchiamento genitoriale (vedi sopra) occorrerà una RIPARAZIONE di quelle carenze. Spesso ciò può avvenire grazie a legami affettivi adulti particolarmente significativi che nutrono la persona di quell'attenzione che le è mancata. La terapia ed in particolare la relazione terapeutica può essere anche un valido momento in cui riparare ciò che è stato fornendo un modello e un sostegno al graduale riappropriarsi del proprio universo emotivo, che per una persona "congelata" può essere qualcosa di molto difficile se non terrorizzante!

UN CONSIGLIO PER 


Gli EMPATICI
 IMPARATE A DISTINGUERVI! E RIMANERE IN CONTATTO CON LE VOSTRE EMOZIONI!
I POCO EMPATICI

INIZIATE UN LAVORO PSICO-CORPOREO CHE VI METTA DI NUOVO IN CONTATTO CON LE VOSTRE EMOZIONI E RIAPRA IL CANALE DELL'EMPATIA!

martedì 1 agosto 2017

NON PUOI CONTROLLARE

"Non puoi controllare il mondo, la tua nazione, la tua città, nemmeno i cambiamenti di umore delle persone che ti circondano.

Quello che puoi fare è crearti uno spazio tutto tuo, uno spazio nel quale le regole di interazione che hai scelto hanno un senso e le tue azioni sono integre e consapevoli".

Sharon Salzberg

sabato 8 luglio 2017

MANTIENI POSITIVI I TUOI PENSIERI

Mantieni i tuoi pensieri positivi
Perche’ i tuoi pensieri diventano parole
Mantieni le tue parole positive
Perche’ le tue parole diventano i tuoi comportamenti
Mantieni i tuoi comportamenti positivi
Perche’ i tuoi comportamenti diventano le tue abitudini
Mantieni le tue abitudini positive
Perche’ le tue abitudini diventano i tuoi valori
Mantieni i tuoi valori positivi
Perche’ i tuoi valori diventano il tuo destino.

(Mahatma Gandhi)

da recitare e ricordare ogni giorno al nostro cuore e alla nostra mente

giovedì 21 aprile 2016

COSA E' IL BENESSERE PER TE?


Il benessere lo vogliamo tutti. 

Ma siamo davvero sicuri che le nostre abitudini mentali e i condizionamenti esterni ci portino proprio in quella direzione? La risposta è no. Molti fattori remano contro e solo con la consapevolezza e l'ascolto possiamo neutralizzare questi "boicottatori" e cominciare a essere felici da subito.

Per questo è utile riflettere sul fatto che

IL BENESSERE HA ALMENO TRE FACCE

  1. La faccia più conosciuta è quella a cui siamo abituati a pensare:

IL BENESSERE E' LA MIA META

E' un desiderio, un'aspirazione costante di tutti. Vogliamo star bene, psicologicamente, fisicamente, economicamente, socialmente e vogliamo lo stesso per chi ci sta attorno.
Certo ognuno ha una definizione diversa e personale del benessere.
Per alcuni il benessere finanziario significa avere milioni di dollari per altri avere ciò che serve per vivere tranquillamente senza troppo lusso. Per alcuni il benessere sociale significa piacere a tutti per altri saper gestire i conflitti. Per altri ancora  benessere psicologico significa essere sempre sorridenti e non sentirsi mai tristi e così via.
Certo è che ognuno ha la sue risposte.  Ma le conosciamo veramente? Le abbiamo esplorate in profondità e le abbiamo condivise con le persone importanti per noi?
La risposta spesso è NO. 
Perché in fondo fa un po' paura riflettere su una cosa così importante e si potrebbe scoprire di essere parecchio lontani dalla meta. In generale poi si è più "portati", o abituati, a martellarsi la mente pensando al malessere (quel che non và o non c'è) piuttosto che al benessere per poi magari lamentarsi un po'.

  • E tu che risposta ti dai?
  • Cosa vuol dire per te il benessere? 
  • Cosa deve succedere perché tu stia bene? 
  • E cosa vuol dire per te stare bene, come ti senti quando stai bene?

Ma il benessere ha almeno altre due facce, un po' più nascoste.

La prima è quella del

BENESSERE COME CONDIZIONE INTERIORE


di partenza e non di arrivo.
Qualcosa che ognuno crea in ogni momento dentro di sé.
Questo benessere interiore ci regala la serenità, la visione, la motivazione per raggiungere obiettivi più esterni che realizzano ciò che vogliamo nella nostra vita.

E' quella "felicità che viene da dentro" (cit. Benigni) che in termini psicologici libera risorse cognitive ed emotive e le mette al servizio dei nostri traguardi neutralizzando il potere di paure, sensazioni di inadeguatezza e altre emozioni distruttive che impediscono di CONCENTRARSI sull'obiettivo.
Questa è quindi una faccia che conferisce potere e potenza, energia e vitalità.

  • In genere da cosa dipende il tuo benessere? 
  • Quanto di ciò che lo influenza dipende da te e quanto da fattori esterni?
  • Su cosa ti concentri durante la giornata?
  • Quanto spazio le tue paure o le tue preoccupazioni e quanto i tuoi obiettivi?

La seconda faccia nascosta è quella del


BENESSERE COME VITA FACILE


al riparo da eccessivi sforzi e fatiche che ci disabitua a fare fatica a impegnarci e ci rende deboli e fragili.
E' questo un condizionamento culturale forte che noi riceviamo, la fatica come il dolore è qualcosa di escluso dal nostro comune pensare, a partire dal nostro sistema educativo. Non a caso nella generazione dei '70s spesso i genitori hanno fatto di tutto per far sì che i figli esprimessero il loro potenziale tranne permettergli di fare fatica.
Di fronte a persone che vengono da paesi in cui fame guerra e altre difficoltà hanno temprato le loro capacità e la loro forza di volontà noi appariamo come esseri davvero poco resilienti, inclini al lamento e all'appoggio facile.
La televisione e gli altri mezzi di comunicazione di massa ci convincono che non è lecito sostare nel benché minimo disagio come un mal di testa o un mal di pancia, tant'è che c'è pronto un farmaco che lo può togliere a tempo record.
Peccato che in ciò si perda la possibilità di ascoltare il proprio corpo per comprendere che cosa di più importante ci sta dicendo quel sintomo rispetto alla causa che l'ha originato, impedendoci in tal modo di prendere rimedi ben più importanti e sistemici per migliorare la nostra salute.

Viviamo nella società dell'anestesia, del riduzionismo
 in cui anziché curare le cause si curano i sintomi

E' lo stesso anche con i malesseri psicologici. Essere depressi significa essere malati e anche inadeguati ed è una causa che va rimossa.  Poco importa se quel sentimento di tristezza è lì a farci riflettere su qualcosa della nostra vita che va cambiato e che nel lungo periodo potrebbe esprimersi diversamente generando un altro malessere psicofisico.

  • Quando fai fatica come reagisci? Qual è la tua soglia di resa?
  • Come affronti dolore e disagio?
  • Se ascolti il tuo corpo che cosa ti sta dicendo e cosa puoi cambiare?


COSA POSSIAMO FARE PER GESTIRE IL BENESSERE IN MODO ATTIVO?


1. IMPARARE a vedere il mal-essere come qualcosa di informativo, spesso formativo, mai definitivo e totalizzante;
2. ASCOLTARE situazioni di disagio e di fatica, come  un micro malessere fisico, per comprendere qualcosa su di sé o su ciò che sta fuori di noi;
3. ALLENARE LA RESILIENZA in noi stessi, negli altri e nei bambini; non facilitandosi troppo la vita, dandosi e dando agli altri i loro tempi per risolvere i problemi (difficile aspettare eh???!), darsi il permesso di stare con emozioni negative rispecchiandole ai bambini e non negandole (NON E' NULLA);
4. NUTRIRE UN'ATTITUDINE ECOLOGICA  nel proprio pensiero basata sull'autonomia, sulla fiducia nelle proprie capacità e sulla capacità di direzionare i propri pensieri verso ciò che ci dà potenza e non ciò che ce la toglie.

Se vuoi approfondire potrebbero interessarti anche:

- Articoli sulla resilienza
- Articoli sull'ecologia della mente e del pensiero

venerdì 2 gennaio 2015

LA FELICITA'... CERCATELA




"La felicità sì la felicità.
A proposito di felicità, cercatela!

Tutti i giorni continuamente,  anzi chiunque mi ascolti ora si metta in cerca della felicità.
Ora in questo momento stesso perché è lì, ce l'avete, ce l'abbiamo, ce l'hanno data in dono quando eravamo piccoli.

Ce l'hanno data in regalo, in dote, ed era un regalo così bello che l'abbiamo nascosto, come fanno i cani con l'osso quando lo nascondono.

E molti di noi l'hanno nascosta così bene che non si ricordano dove l'hanno messa, ma ce l'abbiamo, ce l'avete, guardate in tutti i ripostigli, gli scaffali, gli scomparti della nostra anima, buttate tutto all'aria, i cassetti, i comodini che c'avete dentro, vedrete che esce fuori.

C'è la felicità, provate a voltarvi di scatto che magari la pigliate di sorpresa, ma è lì.

Dobbiamo pensarci sempre alla felicità 
e anche se lei qualche volta si dimentica di noi
noi non ci dobbiamo mai dimenticare di lei 
fino all'ultimo giorno della nostra vita."

Roberto Benigni

domenica 9 giugno 2013

DIVENTIAMO CONSAPEVOLI DELLE PAROLE DENTRO DI NOI


PICCOLO ESPERIMENTO

Distaccatevi per qualche minuto da ciò che avete intorno, fate un paio di bei respiri profondi e poi ripetete dentro di voi, in modo estremamente lento, per due volte ciascuna, le seguenti parole, intervallate da qualche secondo, immaginate di sentire un eco dentro di voi come se foste e in montagna e una valle invisibile ve le rimandasse. Pronti? Vìa!

PASSATO
------------
TRISTEZZA
------------
STANCHEZZA
------------
un paio di respiri profondi ancora e si riparte

FUTURO
------------
GIOIA
------------
PRESENTE
------------
BELLEZZA
------------
SERENITA'

Finito l'esperimento!

Come vi siete sentiti mentre pronunciavate queste parole? E' cambiato qualcosa?

Questo qualcosa è l'eco emotivo che le parole hanno dentro di noi, è come una scia di emozione, energia e sentimento che segue le parole che diciamo, modificando l'ambiente interno ed esterno.

Per questo è importante controllare il corso dei propri pensieri e non esserne controllati, perché è l'unico modo per influenzare il corso della propria esistenza partendo dall'istante che stiamo vivendo.
Proviamo a chiederci: se sono stanco e continuo a ripeterlo sarò meno stanco?

Se sono infelice e continuo a ripeterlo lo sarò di meno?

Probabilmente no, quindi che cosa vogliamo quando siamo stanchi? Sentirci meno stanchi! allora proviamo a dirci qualcosa di diverso, proviamo a mettere il nostro pensiero sulle tante cose che abbiamo fatto e a sentirci orgogliosi per come ogni giorno affrontiamo le mille sfide quotidiane con coraggio, umiltà e perseveranza.

Cambia qualcosa? Sì sicuramente sì, provare per credere....

Cacciate via l'infelicità dai vostri pensieri e fate posto ai pensieri felici...

Allenatevi! Al primo pensiero infelice tirate il freno a mano e trasformatelo!

sabato 1 giugno 2013

COSA TI DICI AL MATTINO APPENA SVEGLIO?


M. Louise Hay ha 85 anni!
In questo discorso ci racconta, e ci mostra con la sua energia, quanto sia importante essere padroni dei propri pensieri in ogni momento della giornata, perché questi incanalano in una direzione (positiva o negativa) i nostri sentimenti e gli eventi che ci accadranno in quella giornata.
Fa una domanda a cui ognuno di noi può rispondere:
"Cosa ti dici al mattino appena sveglio?"
Ti dici pensieri tipo "sono stanco", "sono preoccupato per questo o quello?" oppure ti dici "grazie! grazie vita, grazie letto, oggi sarà una giornata molto ricca per me?"
C'è un orecchio interno in ognuno di noi che ascolta questi pensieri e parla dritto dritto al nostro cuore.
L'impatto sulla nostra energia è chiaro e possiamo percepirlo, i pensieri negativi la tolgono quelli positivi ce la regalano.
E' facile, semplice avere pensieri positivi che ci aiutano nella vita?
A prima vista sì, non c'è nessuna grande legge della fisica o della psicologia da imparare, eppure qualcosa ci boicotta: sono le nostre abitudini e i nostri condizionamenti inconsci.

Abbiamo bisogno di dirci "ti voglio bene!" perché divieti, giudizi, attese,  hanno finito nel tempo per indebolire l'amore incondizionato verso noi sé stessi  di cui abbiamo bisogno per sentirci forti e al sicuro in ogni momento della nostra vita.

"Abbiamo bisogno di pensare che la vita sarà buona con noi", cioè di  nutrire speranza e fiducia per vivere appieno il presente.

Quindi siate impeccabili con i pensieri indirizzateli continuamente verso la lingua del "posso" e dell'amore per voi stessi!!!

giovedì 28 marzo 2013

PER ESSERE QUELLO CHE VUOI ESSERE INIZIA QUANDO VUOI



"Per quel che vale
non è mai troppo tardi
o nel mio caso troppo presto
per essere quello che vuoi essere
non c'è limite di tempo
comincia quando vuoi
puoi cambiare o rimanere come sei
non esiste una regola in questo
possiamo vivere ogni cosa al meglio o al peggio
spero che tu viva tutto al meglio!"

Vi auguro di vivere tutto al meglio

lunedì 18 febbraio 2013

ESSERE PRESENTI - A NOI STESSI


DOMANDA:
Questa mattina quando ti sei alzato cosa hai fatto?

Ti sei alzato in fretta e la tua mente è stata invasa dalle mille cose da fare.
Il tuo cuore è stato occupato dalla preoccupazione, dall'ansia mentre il tuo corpo faticava a uscire dal nido caldo delle lenzuola.

Ecco questo è ciò che significa essere "assenti" a se stessi.

Se invece ti sei svegliato e mentre scendevi dal letto hai fatto un grande respiro e un bel sorriso, se hai aperto la finestre sentito l'aria fresca sul viso e notato la rugiada sulle foglie allora ecco eri un po' più "presente".

Presenza o assenza stanno nella misura in cui ci accorgiamo dei nostri pensieri ed emozioni o in quanto loro dirigono noi.

Possiamo fermarli per sentire il battito della nostra vera essenza, mettere al centro di ogni giorno il seme di amore che portiamo dentro finché germogli nel mondo intorno a noi.

Cominciamo dal respiro che ci riporta al nostro centro, liberandoci dalla morsa delle tensioni delle nostre emozioni negative; favorirà la consapevolezza di noi, del nostro corpo, delle sue potenzialità;  libererà la mente dalla preoccupazione favorendone la concentrazione sul presente e su una visione più profonda dei nostri desideri e delle nostre scelte.

Ogni attimo lasciato andare nell'assenza è un attimo perso verso la realizzazione di ciò che vogliamo essere.

mercoledì 19 dicembre 2012

L'ARTE DELLA SEMPLICITA'




"Un uomo è ricco in proporzione al numero di cose di cui può fare a meno".
David Thoreau, Walden

Questo libro, gentile regalo di Laura, riflette su ogni sfaccettatura della semplicità, da una prospettiva molto pratica.

Anni fa lessi una frase: 


"tutto quello che non mi serve mi pesa"
di Madre Teresa di Calcutta,

 da quel momento iniziai a togliere, togliere togliere...
Si può togliere molto da una vita, cose, persone, pensieri, desideri........

E chiedersi sempre questa cosa serve alla mia felicità?

Se no vìa, si cambia, senza lasciare tempo ed energie all'inerzia dell'indecisione, dell'accumulo di pezzi di vita che appesantiscono.

In un percorso verso l'essenzialità si incontra la bellezza della semplicità, della qualità, frutto di una continua scelta consapevole.

Se passate molto tempo a chiedervi cosa mettervi al mattino di fronte ad un armadio pieno di abiti o a mettere in ordine una casa sempre troppo piena allora questo libro fa per voi.

venerdì 14 dicembre 2012

LA POTENZA DEI FALLIMENTI E DELL'IMMAGINAZIONE - J.K. ROWLING



J.K.Rowling in questo discorso ad Harvard parla di sé della propria vita e di come fallimenti e immaginazione possano essere doni a disposizione della trasformazione personale e del mondo in cui viviamo.
Qui alcuni stralci:

"You will never truly know yourself, or the strength of your relationships, until both have been tested by adversity."
Non conoscerai mai veramente te stesso o la forza delle tue relazioni sino a quando non verranno testati dalle avversità

"Imagination is not only the uniquely human capacity to envision that which is not, and therefore the fount of all invention and innovation.
In its arguably most transformative and revelatory capacity, it is the power that enables us to empathise with humans whose experiences we have never shared."
L'immaginazione non è solo la capacità unicamente umana di immaginare ciò che non è, e quindi la fonte di ogni invenzione e innovazione. 
Nella sua capacità di trasformare e rivelare, è il potere che ci permette di entrare in empatia con gli esseri umani le cui esperienze non abbiamo mai condiviso.

"Unlike any other creature on this planet, humans can learn and understand, without having experienced."
A differenza di qualsiasi altra creatura su questo pianeta, gli esseri umani possono imparare e capire, senza aver vissuto una specifica esperienza

"We do not need magic to change the world, we carry all the power we need inside ourselves already: we have the power to imagine better."
Non abbiamo bisogno della magia per trasformare il nostro mondo abbiamo tutto il potere che ci serve dentro di noi, abbiamo il potere di immaginare


martedì 20 novembre 2012

NON IDENTIFICHIAMOCI CON LE NOSTRE PAURE

La paura è una compagna di vita inevitabile, ma ci sono paure e paure, paure reali o realistiche e paure emozionali che affondano le radici del loro potere nel passato.
Le paure di oggi sono ancorate ad antiche emozioni, vergogne o sensi di colpa patiti da bambini in occasione di messaggi genitoriali o situazioni che abbiamo vissuto come minacciose.
La paura è prima di tutto paura dell'abbandono, di non essere amati o accettati per quello che si è.
C'è poi la paura di non essere adeguati, o di essere invasi o non rispettati fisicamente o psicologicamente.
Sono paure universali quelle che ci caratterizzano, cambiano le sfumature e le occasioni in cui si manifestano e ci invadono.
Intorno alle paure costruiamo un sistema di difesa, una rocca di fortificazioni false perché basate su un non essere sé stessi ma solo ciò che dice la paura.
Quelle fortificazioni rischiano di diventare con gli anni mura insormontabili per noi e per gli altri, perché funzionano così bene che ci impediscono di sentire ciò che realmente siamo, vogliamo, possiamo essere.
Noi siamo più delle nostre paure, siamo un destino in movimento che si libera nel momento in cui permettiamo alla nostra anima di splendere liberandosi da ciò che la trattiene, incollata al terreno come un'aquila incapace di volare.

Catia

lunedì 19 novembre 2012

OGNUNO HA IL PROPRIO PROFILO DI CAREZZE


La carezza è una forma di riconoscimento di cui ognuno di noi ha bisogno per costruire e rimanere saldo nella propria autostima;

Essa ci dice "ti ho visto", "sei importante", "ti apprezzo".
Le carezze hanno un grande potere: farci sentire al sicuro, con noi e con gli altri.

I bambini non crescono e gli adulti non prosperano senza una costante dose di carezze o per dirla con Steiner "Caldomorbidi".

Certo ci sono anche quelle negative che dicono esattamente il contrario attaccando il nostro senso del sé, mettendoci in discussione.

Il profilo di carezze è la sintesi del funzionamento della nostra "economia di carezze" sia positive che negative:
- quante ne diamo agli altri?
- quante ne diamo a noi stessi?
- quante ne chiediamo
- quante ne rifiutiamo o accettiamo?

Purtroppo i sistemi educativi costruiscono un'ambiente, sia dentro che fuori di noi, povero di carezze positive  e abbondante di carezze negative.

Siamo insomma sempre un po' a "dieta" di riconoscimenti e ciò ci rende deboli e influenzabili.

Ognuno di noi può comprendere attraverso le domande sopra com'è il proprio profilo e se fosse confermata la dieta iniziare a cambiare, dandosi carezze positive (dal riconoscimento dei propri successi ai premi) e cominciando a essere un giudice meno severo e più compassionevole nei confronti di sé e degli altri.